Hatha Yoga cos’è? È un tipo di Yoga? È la parte di Yoga dedicata alle posizioni Yoga?

Sono Marcella, praticante e insegnante appassionata di Yoga e in questa guida ti racconto le origini, i benefici, le leggende e la storia di questa pratica antica, meravigliosa e profonda.

 

L’ HATHA YOGA COS’È

Come sempre nello Yoga, anche questa parola ha molteplici significati intrinsechi.

Il termine Hatha è composto da Ha e Tha.

Ha significa “sole” e rappresenta l’energia maschile, Yang, espansiva, solare, forte.

Tha significa “luna”, e rappresenta l’energia femminile, Yin, lunare, fredda, calma e riflessiva, flessibile.

Questo termine non è di origine sanscrita, infatti in sanscrito Sole si dice Surya e luna si dice Chandra.

 

Il termine Hatha, rappresenta quindi, secondo questa traduzione,  le due polarità opposte che si esprimono in ognuno di noi.

Intento dello Hatha Yoga è di equilibrare e armonizzare queste due energie complementari.

 

Il termine Yoga di origine sanscrita deriva da Yuj, significa “unire” o “soggiogare”, il suo intento è l’unione di corpo, mente e spirito.

Per saperne di più, ti suggerisco di dare un’occhiata a questo articolo Yoga, cos’è, a cosa serve.

Se ti interessa approfondire le origini dell’antica lingua dei testi sacri indiani e tradurre qualche parola ti consiglio di leggere questo articolo sul Sanscrito.

 

La parola Hatha, significa anche “sforzo” , si riferisce alllo sforzo, sia fisico che mentale, necessario per portare avanti con costanza la Sadhana, pratica quotidiana in cui lo Yogi esegue Pranayama, Asana, i Mudra e i Kriya.

 

L’Hatha Yoga viene comunemente considerato la parte dello Yoga che si dedica al corpo, quindi le Asana, i Mudra, i Bandha, il Pranayama e le purificazioni del corpo ” Shatkarma “.

 

ORIGINI e STORIA DELL’ HATHA YOGA

L’Hatha Yoga,  inizialmente veniva trasmesso in forma orale, da Maestro a discepolo, e prima di essere iniziati alla pratica era necessario dimostrare umiltà e devozione al maestro, superare delle prove e mantenere segreti gli insegnamenti.

 

Differentemente da come viene spesso vissuta oggi, la pratica Yoga all’origine era incentrata sulla meditazione e sul controllo della mente attraverso di essa.

Negli Yoga sutra di Patanjali (datati tra il V secolo a.C. e il I secolo a.C.) troviamo descritti gli otto gradini da compiere per il raggiungimento della beatitudine, definito Samadhi.

Le Asana occupano il terzo gradino ma non vi è nel testo una spiegazione di come eseguirle.

Gli Yoga sutra sono un opera composta da 196 aforismi che descrivono le basi portanti della filosofia Yoga.

Possiamo comprendere leggendolo che, a quei tempi, la pratica delle posizioni Yoga – Asana interessava solo una minima parte del processo di approfondimento della disciplina o che le posture non erano ancora state trascritte.

Lo scopo delle Asana era in primis quello di poter raggiungere la posizione seduta meditativa, Sukhasana o Padmasana e aiutare a mantenerla in modo stabile come indicano gli Yoga Sutra di Patanjali:

स्थिरसुखमासनम् ॥४६॥

Sthira sukham asanam –

A tal proposito riporto una parte del commento agli Yoga Sutra di Patanjali del maestr BKS Iyengar, riferita a “sthira sukham asanam” :
Alcuni hanno ritenuto che questo sutra volesse significare che qualsiasi posizione confortevole vada bene, ma se così fosse, avrmmo boghasana, asana per il piacere, e non yogasana. Fin dal primo sutra Patanjali esige il più alto grado di attenzione per la perfezione. Tale disciplina e tale attenzione devono essere applicate alla pratica di ogni asana, per penetrare fin dalle più remote profondità del corpo. Se gli asana non sono eseguiti in questo modo diventano stagnanti e il praticante diviene un uomo malato (rogi) anzichè uno yogi.
Ciascuna asana ha cinque funzioni da adempiere: volitiva, conoscitiva, mentale, intellettuale e spirituale. L’azione volitiva è lo sforzo degli organi di azione. L’azione conoscitiva è la percezione dei risultati dell’azione. Quando le due sono fuse insieme, la facoltà discriminante della mente agisce per guidare gli organi di azione e di percezione a eseguire gli asana correttamente; si fa esperienza del flusso ritmico dell’energia e della consapevolezza uniformemente e senza interruzioni, in maniera centripeta e centrifuga attraverso i canali del corpo. Nelle cellule e nella mente si percepisce uno stato di gioia pura. Il corpo, la mente e l’anima, sono tutt’uno. Questa è la manifestazione di dharana (la concentrazione) e dhyana (la meditazione) nella pratica di un’asana.
La spiegazione di Patanjali di dharana e dhyana nei sutra III.1-2 descrive perfettamente la corretta esecuzione di un’asana.

Da questa interpretazione possiamo scorgere una seconda importante funzione da attribuire alla pratica delle Asana.

Patanjali ci insegna che l’intensità e la gioia nell’esecuzione delle Asana ci “allena” a direzionare le nostre energie, fisiche e mentali verso uno scopo.

Il mantenimento delle Asana senza sforzo non è quindi un presupposto della pratica Yoga, ma un beneficio che si ottiene grazie a una pratica intensa e quotidiana, grazie all’allenamento e al duro lavoro.

La costanza sostenuta dalla disciplina tempra la mente e il corpo.

 

Hatha Yoga Pradipika

Il primo testo di Hatha Yoga viene attribuito a Svatmarama e risale attorno al 1400 d.c, il suo nome è Hatha Yoga Pradipika e significa la lucerna dello Hatha yoga.

L’Hatha Yoga Pradipika è un trattato che sottolinea l’importanza della pratica delle Asana per raggiungere il Samadhi (fine ultimo dello Yoga).

In questo libro per la prima volta nella storia dello yoga, troviamo una descrizione dettagliata di 15 Asana, indicate per preparare il corpo e la mente alla meditazione.

È suddivisa in 4 capitoli:

  • nel primo capitolo troviamo la descrizione di 15 Asana, indicate “guadagnare una postura eretta, salute e saggezza.
  • il secondo capitolo è dedicato alle tecniche di Pranayama, descrive le pratiche di controllo del respiro e dell’energia vitale:

Quando il respiro è instabile, la mente è instabile. Quando il respiro è stabile, la mente è stabile, per questo è necessario controllare il respiro.

  • il terzo capitolo descrive 10 mudra, quelli fondamentali, per mantenere giovinezza e salute
  • il quarto capitolo indica la strada per raggiungere il Samadhi:

Uno stato della mente che distrugge la morte, conduce alla felicità e produce la suprema beatitudine“.

 

Gheranda Samhita

In epoca successiva troviamo la Gheranda Samhita, che significa la raccolta di Gheranda.

All’inizio il testo narra del rapporto tra Guru – maestro e allievo, racconta gli insegnamenti che Gheranda, grande maestro spirituale, trasmette al discepolo Candakapali.

Gheranda racconta il percorso di uno yogi per raggiungere il Samadhi, articolandolo in 7 lezioni, descrive 32 asana e 25 mudra.

 

Shiva Samhita

Un altro importante testo di riferimento per l’ Hatha Yoga è la Shiva Samhita, che significa letteralmente la Collezione di Shiva.

Non ci sono noti ne l’autore ne l’epoca di stesura di questo testo.

Quest’opera narra degli insegnamenti sullo Yoga che il Dio Shiva, impartisce a Parvati, sua eterna compagna.

La leggenda racconta che mentre Shiva trasmetteva lo Yoga a Parvati, un pesce ne restò talmente affascinato da iniziare a praticare le posizioni Yoga.

 

Shiva se ne accorse e premiò la sua devozione trasformandolo in un Siddha, un saggio con il compito di divulgare lo Yoga tra gli uomini.

Il saggio prese il nome di Matsyendranatha e si dice sia stato il primo Yogi.

Da lui prende il Nome Matsyendrasana.

 

Hatha Yoga

 

HATHA YOGA BENEFICI

Sono davvero molti, nella pratica di Hata Yoga i benefici e soprattutto sperimentabili semplicemente, in quanto il corpo trae immediato giovamento dalla pratica di Hatha Yoga.

Il corpo diviene forte, elastico, i dolorini quotidiani svaniscono. Si allungano i muscoli e le fasce (le “guaine che avvolgono muscoli e organi).

La postura si riequilibra, influendo così stato emotivo e sul nostro campo visivo, sia fisico che metaforico.

Si parte dal corpo per contattare, attraverso il respiro, la mente e per divenire testimoni delle proprie sensazioni ed emozioni.

La mente diviene più quieta e centrata, più lucida.

L’Hatha Yoga se praticato con costanza e con un bravo insegnante, migliora la capacità di concentrarsi, allevia ansia e stress, regola la pressione del sangue e il metabolismo, protegge da patologie cardiache e respiratorie, riequilibria il sistema ormonale e il sistema nervoso, stimola la circolazione sanguigna e linfatica.

 

Che cos’è il Vinyasa Yoga?

Il Vinyasa Yoga è una variante dell’Hatha Yoga.

Lo Yoga Vinyasa si caratterizza per il suo dinamismo e per la costante sincronia di respiro e movimento.

Vinyasa è un modo di praticare, un fluido scorrere da un Asana all’altra in una pratica continua ed energica.

L’Asthanga Yoga è un tipo di Vinyasa Yoga, le cui sequenze sono state insegnate e tramandate da Patthabi Joice.

Il saluto al Sole “Surya Namaskar” è un Vinyasa.

 

CONCLUSIONI

Bene, l’Hatha Yoga cos’è quindi? Lo yoga del corpo a mio parere più che dello sforzo, (anche perché il muovere il corpo, vista la forza di gravità che incombe, richiede pur sempre uno sforzo 🙂 ci insegna a conoscere e sentire il nostro corpo, e a non identificarci con esso. Ci insegna a osservare la nostra mente e a non identificarci con essa.

L’Hatha Yoga si propone di darci gli strumenti per fare stare bene il nostro corpo e la nostra mente, dandoci cosi la possibilità di trascenderli.

Lo Yoga fisico, a volte demonizzato, a volte l’unico praticato

 

 

 

 

 

 

 

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